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Il 25 gennaio 2008 la cooperativa “casa del popolo “ ha compiuto sessant’ anni , traguardo ambito di molte strutture come questa.
Nasce acquisendo una licenza di osteria ove esisteva fin dal 1936 un’ attività di aggregazione sociale dopolavoristica , la bocciofila “ fratelli Brambilla”, per diventare luogo di riferimento dei partiti di sinistra , Pci e Psi, come di fatto lo è stata per tantissimi anni e in misura minore ancora oggi, pur con il superamento delle ideologie e i processi di trasformazione in atto.
In sessant’ anni, la nostra cooperativa, grazie all’impegno di soci volontari caparbi e capaci, ha superato momenti difficili sia nel periodo di isolamento politico, ove era necessario difendere l’esistenza stessa della cooperativa, sia nei periodi di sviluppo della sua aggregazione ove erano necessarie forti trasformazioni con onerosi impegni economici. Oggi la cooperativa non ha solo una licenza di pubblico esercizio, ma è proprietaria dello stabile ove svolge la sua attività e, per rispondere alle esigenze dell’utenza attuale sta avviando la discussione per la terza ristrutturazione immobiliare.
Ma sessant’ anni vanno festeggiati e a chi ha contribuito al raggiungimento di questo obiettivo va il nostro ringraziamento.
Sessant’ anni trascorsi con grandi risultati impongono di pensare anche ai prossimi sessant’ anni . Con questo spirito lanciamo una campagna promozionale di nuove iscrizioni a socio della cooperativa.
Perché diventare soci della cooperativa?
Sessant’ anni fa era una scelta ideologica. La cooperativa ha regole di gestione democratiche che ancora oggi hanno valore, amministra entità economiche con maggioranze numeriche e non con maggioranze economiche. Decide l’organizzazione del tempo libero dei soci; fondamentale è anche il luogo dove spendere questo tempo. Nel 1948 il circolo era il salotto dei poveri ove si consumava a prezzi calmierati.
Ogni socio partecipa alla decisione di chi governa la cooperativa. Oggi ,però, il quesito più importante è: quali servizi offre la struttura a soci e frequentatori? La cooperativa , di fronte alle nuove esigenze espresse dai giovani , ha bisogno di un nuovo assetto strutturale.
Vuoi partecipare al futuro della cooperativa come elemento attivo e decisionale? Perché non prendi l’occasione che ti si offre e diventi socio?
Sessant’  anni sono trascorsi, ma pensare al futuro è il modo migliore per festeggiarli. Molti protagonisti di questi anni trascorsi ci hanno lasciato: a loro va tutta la nostra riconoscenza e il nostro ricordo , per quello che hanno saputo costruire con dedizione e tenacia. Tocca a noi, adesso, proseguire con lo stesso impegno, tenendo conto dei cambiamenti, ma con gli stessi grandi ideali di chi ci ha preceduto.

1943. EL BASELON: RITROVO DI SBANDAA, AMERICANI E DEL BOOGIE-WOOGIE
Erano anni turbolenti. Anni di guerre, partigiani, Alleati. E poi anni di nuove speranze e sogni in uno stato rinnovato, nella Repubblica appena nata. Anni in cui prese forma e vita l’idea di una “casa del popolo” a Oreno- ufficialmente inaugurata il 25 gennaio 1948 nell’edificio di via Tommaso scotti 26 – come alternativa ai tradizionali ambienti ricreativi cattolici o ai semplici bar del paese , sorretta da una solida matrice  politica e  inserito nel panorama cooperativistico orenese che contava il circolo “fratellanza”, la “combattenti”, il circolo delle “Acli”.
Ma per arrivare a quello che in breve – e fino ai giorni nostri- venne identificato semplicemente come “il popolo”, bisogna fare due passi indietro nel tempo. Il primo, ci porta al 1906 quando, scavando nei ricordi, compare il primo bar di via Scotti all’ altezza dell’ odierno civico 14, l’ osteria san Francesco di Ambrogio sala e Sandrina Brusa. Nel 1943 l’osteria, che nel frattempo era stata spostata nell’attuale posizione, passò nelle mani di Orfeo Penati. Il locale era da tutti conosciuto come il “baselon” (ovvero, in una traduzione che però non rende giustizia al termine dialettale: il grande gradino). Due sono le versioni che si possono raccogliere sull’origine del nome: secondo alcuni il termine deriverebbe da un camino, presente all’interno del bar prima del ’48, fornito di uno scalino di notevoli dimensioni. Secondo altri invece, ed è l’opinione più diffusa, “baselon” o “basel” era diventato l’appellativo comune del bar dai tre gradini che bisognava fare per accedervi.
All’epoca lo spazio era molto ridotto rispetto a oggi: l’edificio in legno era infatti poco più che una cascina di due locali, affiancata dalla stalla di Orfeo che viveva con la famiglia al piano superiore, in cui precedentemente aveva trovato posto un fienile. Semplice osteria dove il consumo era limitato al vino e alla grappa, il “baselon” viveva in piccolo la storia dei tempi e, anche se non ancora politicamente contraddistinto, veniva già frequentato da alcuni dei suoi futuri animatori. Ricorda a questo proposito Orfeo: “Una sera nel bar c’erano alcuni partigiani e giovani renitenti alla leva repubblichina ( i cosiddetti sbandaa) che ascoltavano radio Londra. A un certo punto mi sono accorto che all’esterno c’era la milizia fascista che si avvicinava. Allora ho fatto scappare i partigiani per gli orti che si trovavano oltre i campi delle bocce”.
“Erano bei tempi –interviene la figlia di Orfeo, Iole – ci si accontentava di niente. Io mi ricordo che da piccola dentro al bar ci giocavo e che la sera venivano a ballare gli americani, che con i carri armati stavano nella villa dei Gallarati-Scotti. Mi ricordo che ballavano il bolgie-woogie; anch’ io ho imparato a ballare qui”.

LEGGENDE ARCHEOLOGICHE
Il secondo passo indietro è, in realtà, un vero e proprio salto, che ci aiuta a capire l’importanza storica del luogo dove la casa del popolo sorge. Il bar è situato nella parte alta di Oreno, sul “ripone” dell’antico corso del torrente Molgora. E proprio qui, secondo studiosi locali, sorgeva il primo insediamento romano della zona da cui poi si è originata Vimercate e di cui si hanno notizie a partire dal IV secolo d.C. Un nobile romano, o un veterano di nome Ennio o Elio, scelse questo luogo rialzato sia per motivi di difesa che per sfuggire alle paludi che si trovavano a valle, e vi costruì la sua casa che col tempo venne fortificata, fino a diventare un castello; e via santa Caterina pare fosse chiamata proprio via del castellazzo fino all’inizio del ‘900. ulteriore prova d’insediamento romano sarebbe la odierna via Tagliamento conosciuta anche come via Nora , ovvero Via Ennorum , cioè la famiglia degli Ennio.
Si racconta poi che, scavando per il collegamento del “basel” per l’acqua potabile , Orfeo avesse trovato addirittura le fondamenta del castello e una moneta antica, successivamente sparita nelle tasche di un sedicente funzionario di banca del quale si persero le tracce. Pare inoltre che nel caseggiato di fianco al bar sia stato rinvenuto un pavimento a mosaico di età romana. Molte le domande e i dubbi in proposito. Venne asportato? Venne coperto? E, soprattutto, sono tutte storie vere o semplici leggende di paese? Ma l’unico modo per scoprirlo sarebbe quello di demolire gli edifici in questione….
La nuova cooperativa casa del popolo, dicevamo, fu fondata nel 1948 dai partiti socialista e comunista di Oreno, che presero in affitto l’edificio, dove stabilirono anche le loro rispettive sedi politiche. I due partiti si divisero equamente il numero dei consiglieri della cooperativa ( quattro a testa), scegliendo sempre un cassiere che fosse neutrale. I primi tre presidenti furono socialisti, i successivi comunisti.
La casa del popolo si caratterizzò da subito come una cooperativa di consumo; per questo venivano dati, a mò d’incentivo, dei buoni a chi acquistava del vino: una lira per un litro, tre lire ogni 2 litri. E a fine anno i buoni venivano pagati… in vino, ovviamente! “Ma dagli anni ‘60-‘70 a oggi i consumi sono notevolmente cambiati – sottolinea l’attuale presidente Pierino Fumagalli -. Negli anni ’50, il 70% del bilancio annuale veniva speso in beni di consumo ( cioè quasi esclusivamente vino e grappa), e solo il 30% andava in spese. Successivamente, e ancora oggi, la situazione si è ribaltata”.
Oltre al ruolo di osteria e, quindi, di luogo di aggregazione , il “popolo” aveva una forte valenza politica, in anni in cui la politica determinava notevoli tensioni. Tra i vari fatti accaduti, per esempio, uno è quello delle prime elezioni che si tennero proprio nel ’48 e che videro schierati Pci e Psi riuniti nel Fronte popolare contro la democrazia cristiana. A Oreno vinse la Dc per una manciata di voti: e c’è chi ancora racconta che quelle furono le elezioni più tese della storia. Erano i tempi in cui si andava in piazza ai comizi per vedere se erano di più i “rossi” o i “bianchi”, e per verificare chi riusciva ad appendere i manifesti più in alto, a volte coprendo quelli dell’avversario provocando così anche delle risse.